Nel suo ultimo film, Loving Pablo, veste i panni di Virginia Valiejo, l’amante del boss del narcotraffico Pablo Escobar, considerato il criminale più ricco della storia. Un’esperienza che ha segnato nel profondo la splendida Penelope Cruz, che ci racconta le sue emozioni sul set.
Che cosa hai provato a interpretare l’intraprendente giornalista Virginia Valiejo, che denunciò Pablo Escobar?
«Ho dovuto fare un lungo lavoro di preparazione. Avevo a disposizione diverse ore di materiale video su di lei, poiché in passato era stata intervistata da molti giornalisti e questo mi ha consentito di conoscere a fondo i suoi pensieri. Il mio obiettivo era quello di entrare nel personaggio, senza però giudicarlo. Attraverso il film e i suoi personaggi era importante mostrare l’accaduto, perché il cinema non deve cambiare il mondo, bensì informare. Insomma, Loving Pablo non doveva regalare una violenza gratuita, da videogame, ma mostrare sofferenze reali. Durante il film vediamo Pablo e tutto il suo mondo attraverso gli occhi di Virginia, una donna ohe non sapeva su quale strada si stesse incamminando. Si sentiva attratta dal potere e dal magnetismo di questo signore. Quando poi si è resa conto dei rischi e dei pericoli che avrebbe potuto correre, ha voluto uscire dal giro, ma sfortunatamente ormai era troppo tardi. E ne ha pagato le conseguenze».
Che effetto ti ha fatto Penelope Cruz ritrovare sul set tuo marito Javier Bardem con capelli ricci e baffi per esigenze di copione?
«Javier in quei panni mi ha fatto venire la nausea (ride). Non ero abituata a vedere mio marito con i baffi e i capelli ricci ed ero spaventata dell’energia così aggressiva del suo personaggio, tant’è che dopo un po’ mi sono ritrovata a contare le settimane che ci separavano dalla fine delle riprese».
Questa esperienza lavorativa è stata così negativa?
«Non è stata affatto una brutta esperienza, anzi. Sul set mi sforzavo di non vedere Javier ma il suo personaggio, e questo mi ha aiutato a restare ben salda nei panni di Virginia. Mi sono immedesimata totalmente in questa amante, infatti alcune scene e alcuni momenti sul set mi hanno toccata nel profondo…».
«Sono una donna realizzata»
A che cosa ti riferisci in particolare?
«Ad esempio, mi ha lasciato senza parole la scena della Cattedrale (nel 1991, Escobar si consegnò alle autorità colombiane per evitare l’estradizione negli Stati Uniti; La Catedral era la prigione di lusso che gli fu concesso di costruire per essersi costituito, ndr), in cui Virginia chiede aiuto a Pablo e lui la rifiuta. La sua risposta è stata così terrìbile e crudele che mi ha sconvolto. Proprio dopo quella scena ho cominciato a contare i giorni che mi separavano dal termine dei lavori (sorride)».
Cambiando argomento, sei stata accolta con entusiasmo da tutti. Qual è il tuo rapporto con l’Italia?
«Gli italiani mi hanno sempre dimostrato tanto affetto, ogni esperienza lavorativa che ho fatto nel Bel Paese mi ha gratificata e mi ha resa felice. Anche per questo, non appena gli impegni me lo consentono, torno volentieri nel vostro Paese con tutta la mia famiglia».
Se guardi al futuro, quali altri traguardi ti piacerebbe raggiungere?
«In questo momento mi sento una donna realizzata, perché ho una splendida famiglia e una carriera che continua a regalarmi enormi soddisfazioni. Vorrei che tutto rimanesse cosi com’è».
Intervista a Penelope Cruz tratta da Vero.